Diagnostica per immagini nella Medicina Veterinaria

Diagnostica per immagini nella Medicina Veterinaria

Anche in ambito veterinario, le indagini di Diagnostica per Immagini sono fondamentali non solo nella fase di diagnosi in sé ma anche in quella del follow-up, ovvero nei controlli successivi necessari a monitorare l’evoluzione della malattia o del trauma che interessa l’animale.

La Diagnostica per Immagini tramite apparecchiature a raggi X permette di eseguire due tipologie di esami, molto diverse tra loro per tipologia e obiettivi: l’esame morfologico e l’esame funzionale.

  • Nell’esame morfologico le strutture anatomiche sono visibili in maniera molto dettagliata (penalizzando la visione della funzionalità degli organi). Questo test può essere eseguito tramite TAC (Tomografia Assiale Computerizzata) o RM (Risonanza Magnetica), ma viene abitualmente attuato tramite la diagnostica per immagini con radiografia convenzionale.
  • Nell’esame funzionale vengono invece visualizzate le funzionalità degli organi (penalizzando la visione delle strutture anatomiche). Tale esame viene abitualmente eseguito attraverso ecografia, TAC o risonanza magnetica.

 

Differenze tra immagini acquisite con sistema analogico e sistema digitale

Così come per la fotografia, anche nell’ambito della Diagnostica per immagini è possibile scegliere se utilizzare un sistema analogico o un sistema digitale.

Nel settore della Medicina Veterinaria è, attualmente, sempre più richiesto l’utilizzo di sistemi digitali perché la velocità e la qualità di questi nuovi prodotti rende l’esecuzione dell’esame pressoché immediata, senza costi di mantenimento e con, in più, il vantaggio di poter effettuare diagnosi più approfondite grazie agli evoluti software in dotazione.

Lo sviluppo di lastre su pellicola necessita di un apparecchio (la cosiddetta “sviluppatrice”) che si occupa, al pari di una camera oscura per la fotografia, di sviluppare il negativo acquisito e renderlo visibile. Questo processo comporta il riscaldamento dei liquidi di sviluppo e la loro sostituzione periodica. È quindi evidente che l’esecuzione di un’indagine diagnostica con un sistema analogico comporta l’investimento di importanti risorse, sia in termini di tempo che di denaro, che in una società sempre più digitalizzata e tecnologicamente evoluta come quella attuale può facilmente essere evitato.

 

Quale differenza tra immagine digitale ed analogica?

Quale differenza intercorre tra un’immagine diagnostica digitale e la sua equivalente analogica?

In termini pratici, un’immagine analogica è costituita da un numero infinito di punti e di altrettante variazioni cromatiche. Al contrario, un’immagine digitale è composta da un numero finito di pixel.

Questa differenza potrebbe apparentemente significare una perdita di qualità e di ‘morbidezza’ delle immagini. Tuttavia, tale perdita di definizione è talmente infinitesimale da risultare invisibile all’occhio umano, specialmente grazie all’evoluzione tecnologica garantita dai moderni sistemi digitali.

Nello specifico, i nuovi pannelli digitali per la Diagnostica per Immagini offrono una definizione elevata grazie a una risoluzione che può arrivare a 3,5 linee per millimetro. Questi dati garantiscono un’immagine fluida, che rende i pixel indistinguibili all’occhio umano.

 

Fluoroscopia e radiografia: cosa sono?

Un’ulteriore indagine diagnostica effettuabile anche nella Medicina Veterinaria è la fluoroscopia, che viene effettuata grazie all’emissione di raggi X a bassissima dose per un tempo definito. Ciò permette di avere non più una sola immagine statica, ma un vero e proprio video. La fluoroscopia è utilizzata in particolare nel posizionamento di innesti ossei, nel consolidamento delle fratture e nel posizionamento di stent vascolari.

Se, fino a pochi anni fa, la fluoroscopia era riservata esclusivamente alla medicina umana, sono ora moltissime le strutture veterinarie attrezzate o in procinto di dotarsi di questi sistemi, grazie ai quali è possibile effettuare diagnosi più approfondite o eseguire interventi chirurgici con un supporto ‘visivo’ del campo operatorio.